i modi in cui si muore sono ben più di centoventi, l’elenco dei dispersi è un serramanico che spunta dalle tasche, fittasi appartamento signorile con fuga di gas compresa nel prezzo. per quegli altri è un incidente.
lo sterno da uccellini che fa gabbia, la rotula slogata che manda a segno i piccoli campioni di basket su corpo, gli omeri da bianche ali su cui cresce erba matta, le dita dei piedi frastagliate che si aprono a mazzo di carte da scala40. Le bretelle di nervi che sorreggono il costume da pagliaccio, i ratti ricci e magri dei capelli che scendono bagnati sulla schiena immondezzaio, la pista polistil dei femori che crocchiano e si spaccano con piatti, fanfara e sonagli, i dolci di natale genitali.
danzare in prossimità dell’astronave non ci impedisce di guardare l’ora, poi possiamo ringhiare al calendario quanto ci pare. ma danziamo sollievo scintilla razza acuminata lebbra bella, febbre gialla…
difficile cartina senza legenda: i nei disposti così e le vene affastellate, non vogliono dire un cazzo, o sono un presepe borgesiano? se tocco un libro in questo mausoleo lo avrò già letto? se avvolgo anche un capello intorno al dito saprò abbastanza presto che il tatto mi tradisce come gli altri sensi? che era un’illusione bastonata, lo sapevi già, codarda. il tempo, quel pacifico monaco con più denti di un’orca assassina, bacia le nostre ciminiere arruffate, tangenziali vermiglie. fotte da ogni lato le nostre ore fragranti, compra loro regali e gelati. blandisce con fischietti e ventagli. non sono un buon selvaggio, vecchio tempo. non mi dai tempo. bisogna che io faccia selezione ancora un poco, e legga solo ciò che parla la possibilità di una scintilla per gettare i cavi da una vecchia macchina in macerie all’altra, probabilmente le nostre macchine incidentate fumando bevono il bicchiere della staffa più sagge di noi, mano nella mano e anche chiodi sotto le unghie del pensiero metafisico
lui che sapeva non solo quanto fosse difficile ma quale fosse la posta in gioco:
non farsi ipnotizzare dall’ininterrotto monologo che si svolge dentro la testa
Nathaniel, io ho paura. Vergognosamente legati alle nostre incerte certezze, diciamo che sono passeggere e che ne siamo consapevoli;
tuttavia, ne facciamo degli idoli smaltati. siamo capaci di adorarli soltanto, se va bene, e pur avendo il cesto, la falce, un asciugamano, guanti antiscivolo per scongiurare il tremolio dell’ultimo momento, non finiremo mai di rifiutarci di decapitarli, quando pure ci mettono in pericolo di vita, all’angolo come boxeur ubriachi.
ora se è vero che ci si ama, se uno mi ferisce, che io possa tagliargli la testa, cadesse anche la mia. se uno lo ferisco, che mi tagli qui la testa: se sono Fenice, ne rinascerà un’altra,
ridente sulle arterie innevate.
altrimenti, niente.

L’uomo è indistruttibile,
e ciò significa che non c’è limite
alla distruzione dell’uomo.
Maurice Blanchot
(grazie a jonny.)

Devo distruggere tutti gli sportelli spaziali. le scale di emergenza. gli stivali da guerrieri dello spazio. la via d’uscita all’odore di incenso, al sapore di leggera circoncisione. Devo riavviare l’astronave con il solo motore della negazione ardente, quella che accoglie gli amati e gli armati, e spara da vicino, arma piantata in gola, terra sepolcrale strofinata sui denti, ai nuovi venuti, eternamente nati alla mansuetudine, questi ruminano vomito e gettarno concime su altra terra che non cresce.
loro occhiali da sole coprenti – noi maschere corazzate. Devo rifiutarmi alle scienze di infusioni, nuova era, apocalissi maya, nevi improvvise, pietre che calmano i dolori alla schiena, piedi nudi contatto con la madre terra, glaciazioni diffuse. Devo tenermi stretta al corpo, che getta tenebra luminosa su luce artificiale. Devo riportare l’astronave in rotta, tenere stretto per mano il Joker mentre lascia l’area di gravitazione per le sue esplorazioni disperate. Non c’è bisogno di invocare il feretro, le perlustrazioni in croce e i teschi con baffi nazisti, e le piume nere appoggiate sul costato a disegnare foto di moda poco macabre: è invece un furgone bianco latte, e arriva stupido e osceno come un incidente in fase di carico e scarico. Devo ricordarmi a ogni suono di ambulanza chi voglio portare con me sull’arca. Devo ricordare che non c’è arca e che l’isola non è di ottima fattura, non è nemmeno un fatto, solo un farsi. Nathaniel, il fascio azzurro come un riflettore di Broadway splende irrigando il cemento. Mettiti al centro e lasciati riportare nello spazio che ti riguarda. Al posto di comando non lasciamo fare neppure al pilota automatico: lasciamo che si spezzi in volo questo uccello a motore dei disegni cinquecenteschi, l’idraulica sparuta che disegna sorrisi incendiari sui condomini.
Nemmeno il dottor Destouches può più affermare qualcosa al riguardo.
Che la nostra assenza di illusione ci aiuti.

stupro degli spaccalegna, visualizzazioni dell’animale guida, consolazioni passeggere, strategie verticali, scala sociale disossata e riservita in salsa da chef, con lo stesso puzzo di errore colossale che avrebbe nelle retrovie. oltre tutto questo, l’Essenziale che ha poco di etereo e che pulsa nelle gambe, sì grazie, vorrei della creme brulè alla dinamite, sì prego, se esplodesse non potrebbe che rendere più vivaci i suoi lineamenti di gesso, può servirmela fredda, perchè al caldo ci penso io, nella fucina delle labbra calde della Bestia, dove le tracce del mondo perdono di nuovo la loro geografia da atlante e ritornano a splendere fulminate, cavi bruciati che mi accarezzano duramente

michel houellebecq
All’angolo della FNAC ribolliva una folla
molto fitta e molto crudele.
Un grosso cane masticava il corpo di un piccione bianco
Più lontano, nel vicolo,
una vecchia barbona tutta raggomitolata
riceveva senza fiatare lo sputo dei bambini.
Ero solo in rue des Rennes. Le insegne elettriche
mi orientavano in vie vagamente erotiche.
Buongiorno sono Amandine.
Non provavo nulla a livello del cazzo.
Alcuni teppisti facevano scivolare uno sguardo di minaccia
sulle ragazze piene di soldi e sulle riviste salaci.
Dei quadri consumavano. E’ la loro unica funzione.
E tu non c’eri. Ti amo, Veronique.


