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almeno due denti per mordere.

19/04/2009

Poi venne l’epoca del sonnambulismo decretato – guardie speciali con i mastini neri e i gambali di stracci, travestiti da antichi romani imbastarditi dai film di fantascienza, cercavano le tracce della veglia con le torce, sotto i pantaloni del pigiama, dietro la nuca, dove si diceva restasse aperto l’occhio dei truffatori. Con il tempo abbiamo imparato a lasciarci scorrere un filo di bava delicato dall’angolo della bocca fino al mento, non di più; a rovesciare le palpebre e a tendere il mento verso  le frecce rosse che indicano il percorso nei centri commerciali, toccando distrattamente gli involucri radiosi dei navigatori satellitari e le schiene degli impiegati con la stessa noncuranza; qualcuno di noi si è accecato di un occhio per ridurre del cinquanta per cento la possibilità traditrice di quel trasalimento, che ci capita ancora, di rado, se incontriamo Un altro che Veglia. In città, le fabbriche e gli uffici sono stati democraticamente equiparati: mentre fingiamo di infilare le braccia nelle presse e gli alluci nei distruggidocumenti, come tutti gli altri, il nostro sguardo si fa meno vitreo per l’istante che ci consente di non perdere gli arti che ci sono rimasti. Il controllo è costante e qualche volta uno scatto della gamba, un’erezione, uno spasmo nervoso del sopracciglio ci tradisce, mostrando che non stiamo dormendo in diretta mondiale. Veniamo sbalzati sugli schermi planetari, circondati da spot di acqua tonica e ragazze addormentate in un parco, che accarezzano con le mani addormentate cavalli meccanici con i bulloni in vista, il verde dell’erba che solletica l’acciaio delle gambe fermacampione, e un funzionario governativo illustra i motivi per cui siamo pericolosi. Vengono proiettate le registrazioni di quando non abbiamo eseguito con la stessa eleganza immemore della carne lo stesso gesto, e di uno di noi si sono viste le diapositive, in diretta, che lucidava fusoliere e ventole e fucili ad aria compressa, zoom sulla fronte, prima spianata, bianchissima, poi attraversata da una ruga: anche la sua mano destra tremava in una delle ultime, le mani dei sonnambuli non tremano, la loro fronte è spianata come un campo base di raccolta cadaveri, immacolata come l’uniforme da infermiera delle ballerine in sonnambolica visione, viene rimosso senza possibilità di appello. Quelli che Vegliano devono uscire dai bunker protetti dai tendaggi neri, prendere le teleferiche, devono pisciarsi addosso soprattutto, con i vestiti inzuppati stringere la mano a decine di figure sfocate, controllare le dita perché non sembrino troppo abili a squarciare, molti portano le unghie lunghissime per evitare il contatto fortuito con un altro corpo e subire un crollo psichico per la commozione, soprattutto devono introdurre il cucchiaio della mensa tra i denti serrati lasciando cadere la maggior parte del cibo sui vassoi, mostrandosi inabili a mordere, perché è uno dei sintomi peggiori che indica ai sonnambuli che siamo svegli; qualcuno se li è strappati nella settimana dei dentisti, sul mercato nero ti servivano dentiere nella carta stagnola, un branco di bambini torvi arruolati per la distribuzione, ma non è la mia misura: perché, ridevano spalancando le bocche marce, c’è ancora una misura? La resistenza, si dice che si organizzi nei solai e nei seminterrati, dove ci si sottopone a prove di forza per dimostrarsi di avere ancora una voce selvaggia, perlopiù sono versi e gemiti, che al sonnambulo sono proibiti; la lingua del sonnambulo è una piovra recisa, che deve recitare stentorea come un attore shakespeariano anche quando viene mandato a morte. La notte, i più incapaci a simulare, i più pericolosi, si tolgono tutti i vestiti con le facce livide di chi si rende conto improvvisamente di essere nudo fuori dalla legge – che consente di esser nudi, beninteso: ma a carte più truccate, con l’aria di chi ha investito per pura distrazione una famiglia di roditori con un fuoristrada corazzato in un bosco sintetico nella deambulazione domenicale,  convenzionali assassini  distratti  di creature dei cartoni animati, a due dimensioni nei canyon pre registrati proiettati in messa e in processione –  se trovano il coraggio, si schiacciano in un angolo, scimmie smagrite che si tolgono a vicenda i parassiti, si limano i denti a vicenda con un coltellino da campeggio, in modo da rendersi più facile la farsa dell’alimentazione forzata, ma non tutti; due li lasciano in fondo, dove non arrivano le torce dei guardiani-ortodonzisti, due per fare un marchio che se andrà poche ore dopo, si lasciano senza guardarsi con il segno troppo debole dei denti superstiti l’uno sul collo dell’altro, i denti limati che fanno male, una specie di sollievo oscuro di aver operato chirurgicamente il corpo inodore della simulazione, alle spalle della medicina ufficiale. Questo è rimasto uno dei pochi gesti di amore possibile tra loro.

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2 commenti leave one →
  1. 21/04/2009 1:01 AM

    @E.S.P. ci vergogniamo mi pare perchè sotto i bulloni abbiamo tutt’altro che lime d’acciaio cromate: un gran casino, gli intestini, roba che ribolle, insomma delle creature intestinali, però sentimentali: da crepare dal ridere.

  2. 19/04/2009 12:35 PM

    belli, i bulloni in vista. fossero davvero così… invece, noi, ora, non cerchiamo altro che nasconderli, spingendoli con forza ad urtare tendini, muscoli e trivellare ossa. belli davvero i bulloni in vista, se non li nascondessimo costantemente sotto pelle, quasi ci vergognassimo. di cosa?

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