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“Cosa mi trattiene? È il contratto per il quale soltanto sono qui. Il contratto è questo corpo che mi tiene qui.”

30/04/2009

WILLIAM                                       […] la notte dura lui era liscio e io potevo vedere i suoi occhi scintillare finiti. Un piano di cervella per fare il fuoco insieme io mi inginocchio nudo di fronte alle gambe aspettando che Xolotl strofini cervello di animale sul mio corpo sulle nostre mani e ginocchia coglioni che esplodono spruzzando stelle animali ringhiando e guaendo sulla porta della capanna tra le gambe ero duro e io che nuoto dentro di lui come un giaguaro la testa che esplode si illumina nel cielo soffice spruzza dentro fuori sulla sabbia lui sta eiaculano rane e canti di uccelli lì con la mia testa contro un albero era notte e adesso la pioggia cade sulla mia faccia e io allungo le mani e ne prendo abbastanza per bere i pesci erano facili da catturare la striscia di sabbia e io vidi cervi e piccoli maiali scalcianti e squittenti nella tagliola molti templi e capanne e gente che andava su e giù per gli alberi. Vedo la pentola piena di notti nella capanna. […]                    BURROUGHS

“Sono un agente segreto di un altro pianeta” Burroughs disse un giorno a Jack mentre passeggiavano sulle mura della città

“e il guaio è che non so per quale motivo mi abbiano mandato, ho dimenticato il maledetto messaggio, miei cari”.

burroughs

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2 commenti leave one →
  1. 02/05/2009 2:25 PM

    Vi ho mai detto dell’uomo che aveva insegnato a parlare al suo culo? Tutto l’addome si muoveva su e giù scoreggiando parole. Non ho mai sentito nulla di simile.

    Quest’uomo lavorava in un luna park, capite, e tanto per cominciare era una bella novità come ventriloquo. Proprio divertente, da principio. Faceva un numero che si chiamava The Better Hole, capite. Non lo ricordo più tanto bene ma era una cosa intelligente. Come: “Ehilà, dico, sei ancora laggiù, vecchio?” “Nooh! Ho dovuto andare a liberarmi”.

    Dopo un po’ il culo cominciò a parlare da sé. Lui si presentava senza dover preparare nulla ed il culo improvvisava o rispondeva alle sue battute.

    Poi gli si svilupparono dei piccoli uncini ricurvi rasposi simili a denti e cominciò a mangiare. Lui pensava che fosse una bella cosa e ci mise su un numero, ma il culo si aprì una finestra attraverso i pantaloni e cominciò a parlare per la strada, gridando che voleva l’uguaglianza dei diritti. Si ubriacava, anche, e quando era sbronzo dava in ismanie che nessuno gli voleva bene. Alla fine si mise a parlare di continuo giorno e notte, e da parecchi isolati di distanza si poteva sentire il tizio che gli gridava di star zitto e lo colpiva col pugno, ma nulla serviva e il culo gli diceva: “Sei tu che alla fine ti azzittirai. Non io. Perché non abbiamo più bisogno di te qui in giro. Io posso parlare e mangiare e defecare.”

    Dopo di che il tipo cominciò a svegliarsi la mattina con una pellicola trasparente come la coda di un girino su tutta la bocca. Questa pellicola era quello che gli scienziati chiamano T.in-D., Tessuto Indifferenziato, che può trasformarsi in qualsiasi tipo di carne sul corpo umano. Se la strappava dalla bocca e i lembi gli rimanevano attaccati sulle mani come uno strato di nafta infiammata e ci crescevano sopra e crescevano dappertutto finché cadevano, brano a brano. Alla fine la bocca gli si chiuse ermeticamente, e tutta la testa gli si sarebbe amputata spontaneamente, se non fosse stato per gli occhi, capite. Una cosa che il culo non sapeva fare era vedere. Aveva bisogno di occhi. Ma le connessioni nervose erano bloccate e infiltrate e atrofizzate in modo tale che il cervello non poteva più dare ordini. Era prigioniero nel cranio, chiuso ermeticamente. Per un po’ si vide la silenziosa, disperata sofferenza del cervello dietro gli occhi, poi alla fine il cervello dovette morire, perché gli occhi si spensero, e non vi era in essi più vitalità che nell’occhio di un granchio all’estremità di un’antenna.

  2. williamdollace permalink
    01/05/2009 12:01 AM

    Contratti di subaffitto per l’inferno delle corsie e dei semafori lampeggianti finemente allestiti accanto a stop eleganti tutti pronti allo scatto o al salto o al caos della noncuranza. William un vento di maestrale

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