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MOTEL LIFE

01/06/2009

MOTEL LIFE

“the tone of a Tom Waits song or Bukowski poem.MOTEL LIFE

“the tone of a Tom Waits song or Bukowski poem.”

from my room in my fugitive motel

seya

NEL FRATTEMPO, ANDIAMO IN QUARANTENA COSMICA

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  1. 01/06/2009 7:16 PM

    “Io so che dobbiamo esprimerci come esseri totali, spenderci, esaurirci nello svolgimento del nostro compito individuale, bruciare come legno verde, viverci come furia, a mille all’ora, esternare tutto, nulla lasciar coperto, anche se solo in quel teatro del crimine che è l’arte, abbattere le barriere erette da un illusorio ‘Io’, muoverci sul limite, costantemente, come se esistessimo solo nel desiderio di salute, dar voce ad ogni creatura che ci abita, angelo o demone, mutare incessantemente, cambiar pelle, partorire, crear cose sempre più belle, per cui valga la pena vivere, per cui sia stato bene impiegato tutto il nostro lottare a denti stretti, ringraziare di tanto sforzo e di tanta gioia, questo auguro a me stesso e a tutti coloro che hanno imparato ad amare la necessità che siamo, ad amare tutto ciò a cui ci costringe la fierezza della nostra natura. Non è forse un esser simili alla natura, viver questa procella e questo mare grosso, e l’improvviso giorno di sole, e la terra che si corruga e crepa, gli assestamenti e le scosse, e ancora un uragano e ancora un’alba quieta, non è il travaglio il vero senso del divenire, questo mutare sempre faticoso, sempre incredibilmente dispendioso, che porta con sé fratture e rompimenti? Io vedo l’uomo nudo, lacerato, sublime in questa sua sofferenza, a cui è animale eccessivamente sensibile, lo vedo impossibile da accontentare, poiché sempre sa vedere il giusto annidato nell’altra scelta, e il penitente invidia l’intensità della carne e il libertino la quiete nata dal sonno delle passioni. La condizione dell’uomo è tragica perché vivere è un’insanabile perdurare nell’eterna legge del divenire, che è travaglio in quanto trasformazione continua. Non è ferita che si rimargini, ma il sangue che ne sgorga è benedetto, poiché fertile. Stare così, ritti al centro del dolore, e goderne, questo sì, è buono.”

    • 02/06/2009 11:52 AM

      canterò per voi, forse stonando un pò, ma canterò… innesta la sua dinamo alle parti più tenere: anche se ne esce solo sangue e pus, è già qualcosa. PIU’ OSCENA DI TUTTO è L’INERZIA. Pù blasfema della peggior bestemmia è la paralisi. SE RIMANE SOLTANTO UNA FERITA APERTA, DEVE SGORGARE, anche per non produrre altro che blatte e pipistrelli e homuncoli. Tutto si raccoglie in un secondo, che è consumato o non è… oggi mi son destato da un sonno profondo con imprecazioni di gioia, con una tiritera sulla lingua, e ripetevo a me stesso come una litania: Fay ce que vouldras!… fay ce que vouldras!”… fai quello che vuoi purchè porti estasi. Tante cose mi si affollano in mente quando dico a me stesso: immagina, quelle gaie, quelle terribili, quelle folli, il lupo e la capra, il ragno, il granchio, sifilide con le ali aperte e la porta dell’utero sempre schiavardata, sempre aperta, pronta come una tomba. Lussuria, delitto, santità: le vite dei miei cari, gli insuccessi dei miei cari, le parole che si son lasciati dietro, le parole incompiute; il bene che si son trascinati dietro, il dolore, la discordia, il rancore, la lotta che ha creato. MA SOPRATTUTTO L’ESTASI. henry miller

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