Skip to content

Apocalisse #6.3 – Campeggio per orfani senza atomica

26/07/2009

Nobody.Knows

Trovatelli dell’ospizio dei poveri, stringetevi intorno a questo ridicolo fuoco – i poveri sono tra noi e i poveri di spirito sopra di noi, all’angolazione necessaria per diramare i loro messaggi come capelli d’angelo. Mille minacciosi Natali ci aspettano sui tappeti rossi obbligatori dei multicenter.

I nostri sussurri non cospirano più – lasciate che ci pensino i corvi, gli alligatori e i complici fantastici che inventiamo dalle forme bizzarre che fa ogni fuoco, perfino il più improvvisato.

Guardiamoci a vicenda le spalle scoprendo mutilazioni inventate sulle nostre buffe schiene ad arco, dentro le nostre magliette slabbrate: nessuno ci ha fatto rinascere alla seconda vita dei deformi postatomici, scordatevi il sollievo dello scoppio. Ancora mille Natali ostili ci aspettano dietro le porte di famiglia, pensate in materiali solidi, in legni calorosi, per suggerire che all’urto reggeranno con fierezza. E mille pericolosi Natali in attesa, a bocche spalancate di vecchiezza mascherata in biancorosso ci aspettano dai calendari che qualcuno, in pieno giorno, quando dormiamo soffocati dalle polveri e granitiche speranze, affigge tutto intorno, uno per albero, che non serve rifugiarsi in questo bosco patto dei lupi.


Abbiamo stretto un patto di sangue, disse lei.


Ma il mio sangue è il mio sangue e il tuo sangue è il tuo sangue e il centro trasfusioni è stato bombardato e non ci vedo perchè il sangue che ho dipinto nei tuoi occhi ha collassato dentro i miei come in una stanza di primo soccorso, disse lui.


E il tuo sangue è pur sempre il mio sangue che dai tuoi occhi governa il mio mondo mostrandomelo in tinta cremisi come l’ultimo dei grotteschi tramonti a cui credono le istitutrici tedesche e i broker d’assalto, le cuoche di grido e le commesse di profumeria, disse lei.


Ma il tuo sangue è il tuo e il mio è il mio sangue e le trasfusioni sono finite e camminiamo con una tracheotomia portatile e terrorizziamo senza capire adulti terrorizzati appesi alle carrozzine, commissari di penitenziario e quasi-morti che annaspano in acquario, pesci di luna park tenuti troppo a lungo nelle bustine oleose. Dissero camminando, orfani campeggiatori.


Al mattino ci svegliamo e ci sorridono dai rami: sono il conto alla rovescia di una lingua che ci è sconosciuta quanto quella delle pietre. Leggiamoci da libri illustrati, il nostro amore per il disastro incrudelisce su ricette di cucina, istruzioni di montaggio, fogli pallidi di medicinali, ventagli cinesi a poco prezzo. Di ogni parola facciamo un indizio perchè ci siamo abituati a contare i passi come indovini ciechi. Attraversiamo il giorno come altri si preoccupano di fronte a una palude, a calcagni rossi per le sanguisughe, piccoli morsi sperduti e baci ordinari di vampiri troppo giovani che si smarriscono di fronte alle nostre risate crudeli. Stringiamo amicizie di qualche minuto con avamposti truccati, croci di farmacia sulle spalle, bottoni da cucitrice nel cuore, i mal di pancia infantili nello zaino, squarciamo illusioni nei negozi sportivi, piantando coltelli nell’ultimo modello di paracadute. Cadiamo in modi goffi e irrilevanti, mangiandoci le croste sul ginocchio con denti amorevoli da roditore. Spalanchiamo portinerie, sale di mezzo, anticamere, corridoi. Dietro a tutti c’è un’ombra dai denti bucati che reclama il suo cibo e per prendere il nostro dobbiamo infilare la mano e qualcuno ci porge una torcia: è un Commissario sempre e ridiamo selvaggiamente della sua ingenuità, la luce ci inganna più ancora del buio e vediamo soltanto se serriamo gli occhi, più chiusi e più aperti e perdiamo qualcuna delle dita in più e perdiamo qualcuno dei sogni isterici che ci hanno insegnato a cantilenare e perdiamo qualcuno dei nostri e lo piangeremo ancora più tardi e portiamo larghe fasciature sul volto per dimenticarci mascelle e la stella in fronte il dettaglio del nostro cavallino preferito mentre perdiamo cediamo e cede il mondo con il suo rumore di prostata che cede, matrimonio che cede, fondamenta che cede qualcuno che piange in giardino in soffitta in bagno teste nei forni e lacrime nelle cabine doccia piscine e palestre di segreti intimi affondati nel doposport che non ha lavato via niente e come il doposport il dopolavoro il dopodopo lavoro e il dopo coito e il dopo morte che è uno scampolo di vita che assumono con un bicchier d’acqua e questo rumore ci fa stridere i denti non è tempo di campeggio la tua testa tra le mie mani aperte è come un vecchio mappamondo illuminato dal di dentro e mi scalda le mani

Annunci
One Comment leave one →
  1. 27/07/2009 12:10 AM

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: