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Apocalisse #11.1

08/08/2009

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se infilo un dito nel tuo occhio posso dire che è spalancato

di fila tramonto dell’Iowa ricalcato dagli album per colorare,
aperti a terra spalancati fintamente spalancati, più ermetici di codici miniati,
disegni di bambini speciali in istituti speciali come se ogni istituto non fosse speciale, specialmente rinchiuso, specialmente artificiale.
La densità e la persistenza delle loro illusioni ci sorpresero ancora una volta.
Possono roteare gli occhi, farsi palloncino, comparire senza preavviso nell’armatura complessa di un cane guida, nelle dita annodate da cieco dei ciechi periferici che battono i bastoni contro le nostre gambe da calciatori falliti, nella segnaletica stradale.
“ricorda, un sogno dura quanto la bracciata di un nuotatore”.
Abbiamo il gusto del complotto e compaiono nelle finestre chiuse, nelle tende serrate e asserragliate, nei manifesti e nei giornalieri, nelle corriere sporche che solcano il caldo come grossi cani demenziali coi musi colanti di fasi ossessive. è una fase, è una fase. La consistenza e la grana spessa delle loro illusioni ci portarono di nuovo vicinissimo al pianto sconclusionato, con le carezze delle
nostre madri improvvisate che dicevano: è una fase. è solo la febbre. è solo stanchezza.
Ci fanno segno dalle code scombinate, dagli scontrini e da tutto ciò che obbedisce suo malgrado al metronomo di un suonatore alle prime armi. Un allievo del corso di pianoforte timido come una collegiale infelice come un universo senz’acqua sterile come una conca sivigliana pazzo d’amore come un romanzo l’unico che ci vede dalla sua cella infinita, dalle sue pareti spaziali, dilatate a colpi d’ascia muta.
Ballavamo senza nozione mentre la tua astronave sibilava in cima al settimo dei Cieli rovesciando soavi eiaculazioni e hiroshima ghiacciate, un cocktail di nuova edizione, le nostre lacrime.
“Ascoltami, ci sono solo tre cose per cui vale la pena morire: l’amore, la libertà e il nulla.”
La stessa cosa, la stessa cosa.

[fucilate nella schiena e cielo di fuoco]

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One Comment leave one →
  1. williamdollace permalink
    08/08/2009 8:27 AM

    Leggerti è come sentire la musica in Equilibrium nello scantinato

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