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apocalisse #20.1

02/10/2009

lesrevenantshaut612

Questo appartamento coreano per puttane inumidite dalle piogge torrenziali, con la porta su strada, chiusa per inerzia

questo letto con lenzuola pulite e sputi religiosi ad ogni spicchio di muro che mi offendono con la loro immobile, ottusa mitezza

questa luce automatica che spegne e accende il pallore dello specchio da bagno, mi porto una vecchiaia sconosciuta incrostata nelle ciglia, è così vecchia che non ha nulla da insegnarmi, lo scandalo di una saggezza che si limita a cagarsi addosso

i cavi allungati a fingere connessioni elettriche, con scosse da requiem per un sogno, e messaggi divini dai guanciali, e nessuna redenzione che sia richiesta

questo mondo incrinato che dona fitte ed è avaro di musica gregoriana e bianco degli occhi rovesciato, avaro di mistica, la mistica è il corpo, il corpo è rimpiazzato, la mistica è la carne, la mistica è disegnata nella carne, potrei fare mistica con la mia stessa carne dandola da divorare a un branco di cani bagnati, sarebbe mistica di ululati, più sinceri del piccolo abbaiare funesto che abbozzate alla catena, tirandola solo quel poco che vi consente di fingere la libertà di movimento

questo dopobarba scadente che indica la strada del venerdì sera agli altri ritornanti, i capelli lucidi, la fame di dialogare oscuro, non c’è corpo che tenga all’impatto, oppure semplicemente non c’è corpo

la tortura via cavo rimanda il male puro e solo per un attimo l’altezza di quella festa di ferite in D minore che viene a spezzarti le ossa, solo per ricordarti che appartieni alla stessa razza di chi l’ha scritta, composta senza simulazione, e lanciata nello spazio, confusi desideri di fasciature, di zone di guerra, di asciugamani macchiati di catrame per riempire gli spazi troppo bianchi del nostro campo visivo

vediamo troppo o vediamo abbastanza, in tutti e due i casi siamo più ciechi che indovini.

prendimi la mano e indovina con me:

bella la storia dei 21 grammi, ma quando moriamo, non c’è nemmeno una piuma a parlare, e quella zona di luce  che evapora è solo la finestra, dimenticata aperta. dolore lituano nei nostri giorni, nelle nostre notti


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One Comment leave one →
  1. ASnakeOfJune permalink
    05/10/2009 11:54 PM

    Quella zona di luce ce la trasciniamo davanti agli occhi mentre camminiamo, mentre ci muoviamo e anche mentre dormianmo. Sempre davanti mentre invece è nei nervi, è dierto gli occhi che dovrebbe essere covata. La cosa ridicola è che evpora solo nel migliore dei casi.

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