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Rito voodoo o del perchè non guardare

19/06/2010

Il primo amore - La propria voce. Giovanni Spadaccini

La propria voce, Giovanni Spadaccini. Pubblicato qui da Antonio Moresco, voce incendiaria, voce incendiata.

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4 commenti leave one →
  1. 02/12/2010 5:41 PM

    p.s. scrivi alla mia mail privata se vuoi. Si fa prima.

    gi.

  2. 02/12/2010 5:35 PM

    Il problema vero è che, su un piano puramente percettivo, chi è immerso nell’allucinazione televisiva – potrei parlarti di persone a me vicine e di cui ho stima, tanta – non riesce a vedere il fuori, ne è impedito in maniera drammatica. L’unica verità è quella che vedono. E sembra tutto così normale. La trasmissione di cui parlo nell’articolo era una cosa pazzesca. E vederla, mentre il pizzaiolo commentava le tette della presentatrice, mi ha messo di pessimo umore tanta era la menzogna, la bugia di quello che mi stavano dando in pasto. E’ un altro mondo, un’altra dimensione. Un mondo parallelo che tenta di distruggere questo. Immagino chi vive in un palazzone, a Milano poniamo, e al mattino si sveglia per andare al lavoro, non so, commesso, cassiere in banca roba così, e negli occhi ha ancora stampate le immagini del programma della sera prima. E in metropolitana poi, schiacciato contro gli altri, vorrebbe solo tornare lì, sotto l’effetto di quel narcotico che dà beatitudine.
    Non ci potevo credere, una sera, in questa piccola cittadina del cazzo uguale a tante altre, una ragazza, normale, ordinaria, senza segni particolari, mi ha fatto l’elogio di Fabrizio Corona. Erano parole automatiche, imparate dal talk show domenicale e lei, laureata e di buona famiglia, credeva alle sue parole.
    Un incubo.

    gi.

  3. 01/12/2010 9:43 PM

    bè, io ti devo solo ringraziare per aver espresso così bene in quel tuo pezzo un senso allucinato non solo di rifiuto, ma proprio di orrore, che provo ogni volta che passo di fronte a uno schermo. la cosa peggiore è che quello che immaginiamo, non guardando la televisione, è perfino innocuo rispetto a ciò che si mette in scena.
    l’ultima volta mi sono trovata di fronte a una parata di bambini affetti da malformazioni varie ai quali la conduttrice dispensava tette, lustrini e orrenda pietà: “sei bellissimo anche così, come dice la tua mamma, vero?”. speravo da un momento all’altro nella ribellione dei freaks del film di browning, speravo che il pavimento dello studio si crepasse e inghiottisse tutti i complici sorridenti, pubblico compreso. invece non è successo niente. ero incapace di descrivere la cosa, e anche allora ho preso in prestito le parole di un altro. (http://bit.ly/gGkdpn)

  4. 01/12/2010 6:54 PM

    A volte googlare il proprio nome, narcisisticamente ma non troppo, porta a belle scoperte. Un blog davvero interessante, bravo/a. E i tag sono esilaranti. Ma non c’è bisogno che te lo dica, visto che li metti in testa.
    Ciao.

    Gi.

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