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Emulatori

24/08/2010

Appoggiato alla porta, in debito di ossigeno, in debito karmico come Conrad Metcalf, in credito come detective in pensione, metà corpo narcotizzato, due pallottole per parte. È un uomo, si intende, senza vocazioni da distruggere, muto per non ruminare al centro del pascolo di simulazione, muti occhi castani si assopiscono dietro ciglia doppie come braccia di facchini. Muto per non mangiare le sbarre della gabbia, una grossa tigre invecchiata nella giacca dello zoo, che il soprabito poliziesco non occorre. La simulazione del giorno lo sfinisce, dalla notte esce pestato, randagio più di prima. La litania delle funzioni da assolvere funziona meno nella notte evangelizzata di quelli senza casa, di quelli con la casa sulla schiena come una formazione di piante equatoriali da innaffiare al contrario con il bourbon.

Cose da ricordare:

Prima che gli emulatori permettessero l’esecuzione di un software convenzionale su un ambiente animale umano, avevamo paura, fame, rabbia, risate eccezionali, scopare in piedi, strilli da fiera.

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  1. 24/08/2010 11:15 PM

    La prossima volta ricordatemi di nascere lumaca. Non devi pagare l’affitto e – a seconda della specie, e se ti va – ti riproduci da solo. Nessuna funzione da assolvere, se non quella di andare, lentamente. E per la simulazione del giorno, rientri nel guscio e il gioco è fatto.

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