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Se Help Me Eros è una preghiera, segue una febbre, una lettera

05/07/2011

[questa è una vecchia lettera rispuntata fuori dall’hard disk-vulcano, diciamo da una eruzione del passato. alla fine, l’ abbiamo messa su un Carte di cinema del 2007, buffo. J.C., che già soffocava nei confini di quella rivista (e sfuriava dirigendosi a tutta birra verso le Rifrazioni belle e smodate, dove possiamo lasciarci andare del tutto, giocare a perdere, ma che dico, proprio schiattare, tirare i dadi, svenire, svanire nel cinema.. che poi solo di notte c’è tempo per scrivere, morti di sonno, di giorno tocca sopravvivere, morti di fame) comunque J. C. scriveva così: “Questo pezzo non è nato per finire dov’è. È stato pubblicato “a tradimento”, scorporato dal testo di una mail. ‘Se HELP ME EROS è una preghiera, alla visione segue una febbre, una lettera’. Questa non è una recensione. È una lettera rubata. Un furto consenziente.”]. Proprio così.

HELP ME EROS - Lee Kang-Sheng [2007]

[…] ci sono solo corpi in questo film, e le luci delle puttane taiwanesi, che non sono come quelle di bad guy, in fondo colorate, nell’amarezza: appartengono invece tutte solo a una dimensione di sogno: sono un luna park malinconico che a un certo punto si mette in scena da sé, al rallentatore: si sfoglia come un catalogo delle ossessioni, con un’infermiera triste, una poliziotta che agita lentamente la frusta, tutte le immagini femminili che fanno versare una singola lacrima a un tizio solitario in una casa piena di tecnologia in rovina, da portare presto al monte dei pegni, che ogni tanto deve aspirare ossigeno dalle sue piante. non importa che sia droga… le richieste sono sempre le solite, semplici, e chiare: puoi amarmi? “chi saprà che cosa c’è dentro la mia anima?” buffa domanda.. chiama un telefono amico per corteggiatori del suicidio, dipendente dalla voce di una donna che immagina bellissima, e che ancora, è un’altra infelicità sommersa – nel film è costantemente notte al neon – una donna sposata a un cuoco, che ogni giorno la ingozza di cibi costruiti come architetture perfette. sono omaggi per la propria abilità e veleno da inoculare. un escremento in primissimo piano esce dal culo di uno struzzo e tsai ming-liang in sala sorride malinconicamente, il pubblico si stringe tutto in un imbarazzo gigantesco, ride, borbotta, tossisce.. mi disgusta: non è in grado, specialmente, di affrontare tanta solitudine, nemmeno sullo schermo. la stella della cucina si esibisce nella sua trasmissione televisiva, un ennesimo satellite di disperazione per esteti, il cuoco e un ospite-ragazzo giocano a biliardo, la camera si muove, gli gira intorno, e quella che è una lezione di stecca si rivela una scena d’amore: sono in camicia senza pantaloni, coperti soltanto dal tavolo da gioco; la sposa grassa, rinnegata, vestale controvoglia, passa con del cibo in mano e continua a ricevere le telefonate di un tizio solitario, nessuno di loro si incontra.. nessuno, si incontra: e se capita: che si incontrino, alcuni di loro, invece di gridare al miracolo, invece di piangere di gratitudine, quelli in sala ricominciano a borbottare, a tossire, congelati, paralizzati e ammiccanti e infastiditi dalle anguille, una vasca piena di anguille in cui la Sposa troppo pesante si getta per cercare la consolazione del contatto.. ma che ne sanno loro? per loro la solitudine è non avere qualcuno con cui dividere un mutuo… e il corpo? si incontrano, alcuni, in una casa di scale, nei terrazzi, giostra artificiale illuminata, solo un materasso nero a terra, esplode una musica che è quasi lirica, lui è disteso, ma cosa? una donna così bella che gli accarezza il retto? intorno a me tutti sospirano e tossiscono e borbottano, non vogliono accettarlo, non vogliono sapere, o meglio non sanno che cos’è, meglio cosi’, io sprofondo nella poltrona, lei curva il suo corpo su quello di lui cercandogli il cazzo sepolto sotto il corpo, a pancia in sotto, e poi succede: la lirica, i colpi sono violenti e scoordinati, ci sarà qualcuno che sa filmare tutto questo meglio di tsai ming-liang? (e del suo amico, in questo caso – ma erano vicini anche in sala – e vedevano con occhi simili, soltanto lee kang-sheng è più giovane, corpo del cinema dell’altro, e canonicamente, più imperfetto, e più esposto, dunque forse più prossimo all’incompiutezza perenne dell’amore) la desolazione totale, e la compenetrazione totale. non ci sono pause o silenzi, una pioggia di ricevute, foto, possibilità giocate al circo della fortuna, che cade invece del corpo gettato da una finestra, perchè il suicidio sembra doveroso quando hai perso davvero qualcuno, o te stesso, e indossi un simulacro per ingenui (lo sanno, costoro, in sala, che ridono per il terrore, che indossano male i loro corpi, come vestiti inamidati?). per tutto il film il tizio solitario amico dell’erba si nutre di fumo, e fumando prende tra le mani il viso di lei circondandole completamente la bocca e il mento con le mani per soffiarlo nella sua, di bocca, gli occhi si chiudono, le palpebre si abbassano, lui la alza, le sue gambe si alzano, c’è una determinazione disperata a fotterla, e lei a farsi fottere, non ci sono scuse, nè alibi, quando potrebbero crollare i muri e le autostrade rompersi in una crepa gigantesca. e infatti si rompono: un’altra metropoli piena di insetti, che si cercano: può bastare? che altro deve esserci, in un film e dappertutto?

HELP ME EROS - Lee Kang-Sheng [2007]

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