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l’intrattenimento

17/09/2011

dalle 9:00 alle 18:00

fumato, pulito casa, caffè, angoscia per il presente, alcuni film, the woman di lucky mckee, fumato, angoscia per il presente, bleeder di nicolas winding refn, a dirty shame di john waters, caffè, angoscia per il presente, letto, fumato, ancora letto, mi è sempre più difficile scrivere se devo dirla tutta, caffè, angoscia per il presente, decido coraggiosamente di uscire di casa.

19:30 

vado al parco. una famiglia di filippini fa un pic-nic sull’erba, con coperta, cibo, le biciclette per i bambini. A fine settembre un sabato sera, in un parco comunale, la loro unica idea di vacanza. fumo. Sarebbe bello se la famiglia che li schiavizza dovesse almeno affrontare il vomito sull’artbook di Francis Bacon, ma queste cose succedono solo nelle piece teatrali e nei film di Polanski.

19:45

mi dirigo incautamente verso il centro, dimenticando che oggi è il giorno senza macchine, il giorno per “riprendersi la città”. perdio se avessi saputo che riprendersi la città significa ciò che ho visto in seguito, mi sarei procurata almeno un machete.

19:50

percepisco un’atmosfera di folle nichilismo maggiore del solito.

20:00 

cammino. malgrado le cuffie – massimo volume proteggetemi, proteggetemi – all’improvviso non sento più un cazzo. devo fare i conti con questo: un piccolo bar di via indipendenza ha messo fuori le casse da tre miliardi di W con disco dozzinale. Sotto il portico due diciottenni una bionda e l’altra mora in piedi su due piedistalli improvvisati forniscono la loro versione di sensualità. Ai tavolini quattro disgraziati incollati al loro aperitivo fingono che tutto questo non stia mai accadendo, o comunque di non essere imbarazzati a morte. Una piccola folla si raccoglie in piedi di fronte al piccolo bar e osserva immobile la scena, con la stessa faccia normalizzata che molti individui assumono di fronte a una mostra d’arte contemporanea. Le veline di via indipendenza si agitano forsennate nel tentativo di scaldare l’ambiente. La folla osserva con sguardo bovino. La scena è surreale, patetica e triste tutto insieme. Valuto la possibilità di estrarre la fotocamera, filmare tutto, mettere il video in rete montato insieme a sequenze di Essi Vivono, giudico l’idea puerile e in ogni modo infruttosa a livello della realtà, decido di fare l’unica cosa possibile: fuggire. Scatto in avanti proprio mentre in cuffia parte la colonna sonora di 28 giorni dopo. cristosanto, e se anche fossi più armata, più alta, più muscolosa e più nera, che cazzo potrei fare.

20:15

mi costringo a continuare a camminare, bè se stai sempre a casa è ovvio che rimugini sulle cose che non vanno, cristo stanno affondando anche l’articolo 18, quelli che frugano nella spazzatura sotto casa mia sono vestiti normali, un mese fa avevano una casa, circo, puttane, dalema dimerda, i democristiani sono ancora vivi, li ho visti io, circo, puttane, finchè non creperanno di fame non capiranno, ma bisogna davvero arrivare a crepare di fame, ma quelli non crepano mai, turni da 12 ore chiedere il permesso per andare al cesso, l’affrancamento dal lavoro diceva carmelo bene, discorso tipico di uno schiavo diceva agosti, pasolini diceva tutto, ho paura sì ma devi uscire, esci, vinci la paura, va bene, lo farò.
Cerco di svoltare in via Rizzoli ma mi trovo di fronte a un assembramento militare, una folla apocalittica, l’orribile riverbero dei cori da stadio, applausi, urla disumane, una macabra frenesia, che cazzo succede? Ah vacca schifa maledizione. L’apple store, cazzo. Ma non è tutto finito? l’hanno aperto oggi. Come ho potuto? Che cazzo fanno ancora qui? Non è proprio masochismo, ma comunque lo vogliate definire,  ma dopo a casa sono andata a guardarmi i video, le foto. L’equivalente di un clistere totale, o per essere meno astratti e utilizzare un ricordo tangibile, la strana sensazione fluttuante e aspra che si prova al 50° conato di bile dopo un’intossicazione alimentare per un cornetto gelato scaduto. Centinaia di persone hanno passato la notte di fronte a un cazzo di megastore. Hanno fatto i cori da stadio, parlano di esperienza indimenticabile, festa, FEDE. Qui non si tratta più di desiderare un marchio o di comprarne un pezzo, lo facciamo tutti, vivo in questo occidente che si riproduce come un tumore, ma non è più solo questo. Si tratta di incarnarlo, cazzo, proprio un desiderio di morte, avere l’i-something su per il culo, godere. Incarnare il brand come altrove si cerca di incarnare il demone, l’essenza, il senso di tutte le cose, lo spirito di comunità, la malattia, il passaggio alla vita adulta, il parto, la morte. Noi non abbiamo più nulla di tutto questo. I vertici più intensi, le manifestazioni più potenti del nostro corpo le dobbiamo vivere in solitaria, e possibilmente, senza far rumore e senza attirare su di noi lo sguardo di riprovazione/pietà/disprezzo/condiscendenza/indifferenza manifesta – cioè terrorizzato, dell’altro. Siamo condannati. I dipendenti del cazzo di megastore hanno fatto i cori da stadio, cantato le canzoncine di benvenuto, hanno abbracciato i consumatori. Le loro facce nelle foto sono la rappresentazione agghiacciante del vuoto. Guardatele, sono su larepubblica. Decine di mani-artigli di consumatori si protendono verso il marchio. Decine di mani-artigli di schiavi si protendono verso i consumatori, nelle foto le loro facce dietro i sorrisi follemente ilari sono leggermente contratte, sudore freddo. Non c’è niente di nuovo, altri lo hanno spiegato meglio di me, che c’è dietro questo fenomeno di isteria di massa, questo patetico rito collettivo che non sa più trovare nessuna altra forma di eccitazione, ma non posso rassegnarmi. Perchè. Mentre in questo paese succede quello che succede, perchè l’unica forma di discesa in strada spontanea e naturale è questa. e anche se sto vivendo come un privilegio di leggere questa lunga conversazione in cui lui spiega così bene che cosa c’è di spaventoso nell’intrattenimento e nella nostra dipendenza dall’intrattenimento, non me ne importa un cazzo di cosa direbbe david foster wallace di tutto questo, perchè anche se potesse scriverne – e sarebbe di certo qualcosa di dolorosamente vero, intelligente e bellissimo – questo inferno che tutta l’umanità sembra desiderare o accettare come una cosa normale resterebbe uno dei validi motivi per cui lui non è più vivo e centinaia di migliaia di larve decerebrate, si.

20: 30

sono a casa.
ho la mia variante personale dello sguardo fisso sulla parete, che è la parete occupata dal poster di zombi di romero del 1978, anno in cui sono nata.
non credo che la sfangherò facilmente.

UPDATE 1. 15

vado a dormire con la testa pesante, come se un branco di nani con una mazza ferrata per ciascuno mi avessero trapanato le cervella a turno…
dopo questa visione, non per la cloaca che parla, ma perchè sono consapevole che l’uomo della strada non parla tanto diversamente. questo miserabile paese, proprio, è un morto che cammina, e davvero, non c’è un cazzo da ridere.

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