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“Vivere il trattino”

12/06/2012

BIOGRAFILM 2012 – “Hopper: in His Own Words“, di Cass Warner

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Il film si apre e si chiude con la figura di Dennis Hopper travestito da se stesso, cowboy ritagliato dall’ombra che non si prende del tutto sul serio, al culmine di una forza e di una bellezza virile intatte ma che irradiano la promessa dell’autodistruzione.

Il palcoscenico è quello del The Johnny Cash Show, l’anno è il 1970, le parole vengono da If di Rudyard Kipling, ma nella straordinaria interpretazione di Hopper, appena sarcastica, studiata eppure istintiva, una miscela esplosiva che abbiamo raccontato nel ritratto dedicatogli per la sua recente scomparsa, sembrano trasformarsi in una profezia, un messaggio, un’incarnazione della sua stessa vita: sarai un uomo, figlio mio, se saprai incontrare il successo e la sconfitta/e trattare questi due impostori allo stesso modo.

Molti anni più tardi, Hopper interpreterà un’altra grande poesia, di Rainer Maria Rilke: cosa è successo tra le due poesie, cosa è accaduto nel frattempo? In quello che la guardia del braccio della morte di Into the Abyss di Werner Herzog, proiettato ieri qui al festival, chiama “vivere il trattino” (quello tra la data di nascita e di morte, sulla lapide). CONTINUA QUI

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