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UN PO’ A CAZZO DI CANE

26/07/2012

a cazzo di cane

Allora, sono abituata a tutto. Non solo io.
Chiunque vada ai festival è stato battezzato dall’immonda visione di prestigiosi critici cinematografici, i pochissimi che vengono realmente pagati, che ronfano, ruttano, dormono sulle sedie, escono dopo cinque minuti di proiezione e poi chiedono a qualche schiavo di scrivergli il pezzo, chiedono al vicino in sala stampa “come si usa questo” (Word. Accaduto a me personalmente). Poi sono abituata alle notizie ANSA date con due mesi di ritardo rispetto alla stampa internazionale come se fossero degli scoop clamorosi, ai pezzi integralmente scopiazzati dai blog stranieri senza citare le fonti,  alle domande deprimenti in conferenza stampa, così deprimenti che provo pena per gli attori e i registi, eccetera eccetera.
Insomma è cosa nota, desolante, ma se pensiamo allo stato della stampa italiana in generale, al di là del cinema e su faccende più serie, pure di non troppa importanza.

Ma questa sera,  mi domando. Perchè mentre io mi faccio il culo a controllare settemila volte le fonti in ogni lingua possibile e immaginabile, di ogni singolo dettaglio, anche del nome esatto dell’ultimo stronzo che ha firmato la prima delle dieci sceneggiature poi cambiate, e invece la “giornalista di cinema” del Corriere riesce a a infilare quattro stronzate e/o orrori in meno di un minuto in un video peraltro per metà riempito dal montato dei film?
Quindi diciamo quattro stronzate e/o orrori in cinquanta secondi. Capita anche a me qualche piccolo refuso in un pezzo da sessantamila battute, ma in CINQUANTA SECONDI. Perchè?

1) È stato il figlio di Daniele Ciprì racconterebbe “un delitto di mafia alla periferia di Brindisi”

E no, cazzo, NO, basta leggere tre righe di sinossi, ma solo tre, in rete per rendersi conto che è la storia di una famiglia che impazzisce nel sogno di una vita migliore, che il delitto di mafia è solo un espediente per raccontare tutta un’altra vicenda, e che il film è ambientato nella periferia di Palermo, P A L E R M O, come il romanzo, anche se è stato girato nella periferia di Brindisi.

2) “Il regista americano Harmony Korine porta al lido Springbrec”

S P R I N G B R E A K E R S, BREAKERS, dannazione, non dico conoscere la filmografia di Korine, basta controllare dappertutto, anche su wikipedia. Ma è faticoso. I tablet pesano ancora troppo, capisco. Poi vuoi mettere la fatica di reggere in una mano il Martini e nell’altra il tablet. Però il cognome, Kooooreeeen, lei sta attenta a pronunciarlo all’americana: perchè FA FICO.

3) Terrence Malick “infiammerà il tappeto rosso” (manco fosse una scoreggia, ma se mi metto a fare le pulci anche al gergo epico, non ne usciamo più) “con To the Wonder, con Ben Affleck e Rachel White”.

Voleva dire R A C H E L MCA D A M S, questa cagna maledetta (come direbbe Renè Ferretti) che firma il video del corriere. Il nome non lo trovo.
Comunque la McAdams non è un’oscura attrice del cinema indipendente, è una star del cazzo, e nota che certamente la signora in questione ha già dovuto trattare di lei parlando di vestiti alle anteprime.  Ma no, troppa fatica consultare per esempio imdb come tutti i profani del mondo, come no, Malick ha voluto nel cast Rachel White, una del fottuto grande fratello americano, sta qua.

4) “In concorso anche un film russo, uno portoghese e uno filippino”

E già. A che vale citare i titoli o almeno gli autori: tanto sono solo i paesi d’origine delle badanti.

Poi succede che una di queste deve parlare di un film di Lynch, NON entra a vederlo, oppure entra a vederlo e dorme, e poi scrive che “è incomprensibile come al solito, lynch si diverte a prendere in giro il pubblico”.

p.s Il video è qua. Ma ve l’ho già raccontato tutto io. E ora vado a fare il bucato.

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9 commenti leave one →
  1. 09/10/2015 11:38 AM

    Commentando oggi, ottobre 2015, un post risalente a di luglio 2012, su un blog sconosciuto e non più aggiornato da tempo, dimostra in effetti di essere alquanto sul pezzo, confermando la proverbiale puntualità dell’informazione in Italia, di cui parlavo nel post… Detto questo, e a proposito di nomi, passando sopra ai suoi sgradevoli modi da questurino (il mio nome e cognome o il mio documento non sono pertinenti alle argomentazioni) mi limito a osservare con tristezza che non è in grado neppure di comprendere il riferimento agli appunti di moda – forse non si è neanche resa conto che parlare di cinema, anche al pubblico di un quotidiano, dovrebbe esulare dal riportare che abito indossa la starlette di turno, pratica peraltro condivisa da molte sue colleghi e colleghe. Che in questo post ciò che viene criticato non è certo il cinema di genere, ma il modo superficiale e vanesio in cui viene raccontata un’opera. Che il dovere (professionale, deontologico, certo anche etico) di informarsi prima di scrivere un articolo appartiene ai giornalisti come lei, come la campionessa protagonista del post (a lei era riservato solo un commento, spiace) e non a questa umile narratrice che si limitava a prendere atto della qualità della stampa italiana suddetta e in particolare riguardo al cinema. Non sono tenuta a dimostrare io la credibilità dell’autore di un pezzo che leggo, o a studiarne il curriculum: sono i pezzi dell’autore a parlare per lui. Infine, che “la mia rubrica” non si chiama in nessun modo perchè non esiste nessuna rubrica, ma la superficialità di cui parlavo nel post evidentemente si applica anche all’atto della lettura oltre che della scrittura.

  2. aladar permalink
    18/08/2012 12:36 PM

    eh

  3. Asaka permalink
    31/07/2012 4:36 PM

    ….Rimanendo in odore “Boris”, io a volte leggendo gli articoli di cinema ho l’impressione che usino i vari tasti F3, F4…per i loro articoli, e partono le frasi automatiche…sempre le stesse cazzate, pertinenti o meno (in genere è più la seconda).
    L’insofferenza espressa in questo post la condivido in toto, visto che sono mesi che lotto contro stampa e tg che rielaborano tutto a modo loro, per ignoranza e per ordini superiori.
    Guzzanti dovrà inventarsi altro, perché Vulvia non è più satira, ormai…

    • 02/08/2012 10:52 PM

      sì, penso sempre di più di inaugurare una rubrica di autodifesa, che potrei chiamare L’F4 del venerdì. Non servirà a molto, ma almeno si ringhierà insieme invece di grugnire soli 🙂

      • Francesco permalink
        03/08/2012 8:26 AM

        Fallo, fallo!

  4. Francesco permalink
    30/07/2012 8:53 AM

    Tremendo. L’ennesimo segno di decadimento della stampa italiana. Sarebbe interessante informarsi sul cursus honorum della giornalista: è una precaria vessata e frustrata? E’ una raccomandata de fero? E’ una prestata al cinema? Mah.

    • 30/07/2012 10:03 AM

      dubito che sia una precaria. almeno nella mia modesta esperienza, paradossalmente,
      la maggiore indifferenza viene proprio da certe losche figure che si occupano di cinema da anni, sempre con la stessa superficialità.
      Ora, ho scelto questo video come capro espiatorio, ma gli esempi sarebbero tantissimi. Sto pensando di farne un muro del pianto 🙂
      Non solo imprecisioni e scorrettezze, ma proprio anche un modo di raccontare le cose che è approssimativo e deprimente, dal punto di vista della cultura in generale: per esempio, arianna finos di LaRepubblica, celeberrima per i suoi appunti di moda (ma chiamata ahimè a parlare dei film) deve fare un’anteprima su The Hobbit e trova il modo di dire nello spazio di un paio di minuti che:

      1. Peter Jackson prima del Signore degli Anelli era un neozelandese “patito di horror e commediacce”
      2. Lo Hobbit è un libro “più infantile e leggero” del Signore degli Anelli
      3. Ci sono “tredici nani più cattivi e politicamente scorretti di quelli di Biancaneve, che hanno nomi impronunciabili”
      4. La regia doveva essere di Guillermo Del Toro, ma Peter Jackson “ha trovato la forza di dare un nuovo imprinting proprio disegnando questi nani”

      pensa. Credevo che la scelta del regista fosse una questione di equilibri, logiche e decisioni produttive, invece no, è stata la forza dei nani!
      su rieducational channel.

      • arianna permalink
        07/10/2015 2:27 PM

        Purtroppo non ho capito il tuo nome e cognome. Essere definita una che fa appunti di moda mi fa molto ridere: non scrivo di moda, né mi è mai interessata la moda in tutta la vita. A proposito di imprecisioni, mi sembra che prima di scrivere sugli altri bisognerebbe non dico documentarsi ma evitare di scrivere la prima cosa che viene in mente (sarei addirittura celeberrima per la moda? Come no…)
        Jackson ha fatto horror e commedie demenziali, guardati la sua filmografia, ne parla lui stesso e in questi termini. Non c’è niente di male nel film di genere. Della forza dei nani aveva parlato proprio Jackson sul suo blog, da cui ho preso la notizia infatti….
        Com’è che si chiama la tua rubrica? Ah, sì…..
        Arianna

  5. william dollace permalink
    27/07/2012 8:51 AM

    E sotto il video in 5 righe CINQUE c’è scritto “corncorso”, minuscole e maiuscole a cazzo per i nomi di persona e la necessità assoluta di precisare che Kitano è giapponese.

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