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il rumore di fondo

28/12/2012

they live

The Day, di Douglas Aarniokoski. Non un gran film (aveva attratto la mia attenzione per la soundtrack di Explosions in The Sky, che mi piacerebbe diffondere nell’aria durante una tempesta) ma con un’intuizione sottile, che mi ha turbato. Sappiamo che il mondo come lo conoscevamo è finito e che i sopravvissuti sono in costante fuga da “loro”. Questi loro, quando compaiono, sembrano creature soprannaturali, assomigliano ai vampiri stilosi di 30 days of night (anche questo non un capolavoro, ma con la celebre scena No God che è una perfetta perla di ironia filosofica in un film perlopiù action). Insomma si muovono più velocemente, sono meno sporchi, combattono meglio. L’orrore è scoprire che sono semplicemente persone, certo più forti, più vigorose, solo perchè ben nutrite: di carne umana. Dieci anni prima i superstiti hanno fatto una scelta, e il 99% di loro ha deciso di mangiare gli altri, si è organizzato in clan, si è riprodotto e ha educato i suoi figli al gusto della caccia. Ci piace immaginarci i cannibali delle barzellette con il pentolone fumante, finchè non li vediamo comparire per un attimo, con le facce sporche, in The Road di John Hillcoat, più spaventosi del deserto postapocalittico. Qui fanno meno paura, ma questo loro appeal da creature fantascientifiche è l’equivoco più straziante: ci costa parecchio, ammettere che sono persone come le altre. Cosa ha generato la loro scelta dieci anni prima? Quanti giorni sono necessari a operare una scelta simile? In questi giorni ho riletto Acido Solforico della Nothomb, una fantasia terribilmente credibile su un reality chiamato Concentramento. Anni a chiedersi come sia possibile che lo spettacolo mostruoso dell’angoscia altrui possa generare seguito, quando questo piccolo libro ne fa la cronaca nei più piccoli dettagli. Compresa l’ipocrisia peggiore, quella di coloro che si vantano di non avere la televisione, ma corrono dai vicini a indignarsi di fronte allo spettacolo. (Io non ho latelevisione da anni, tutto quello che mi serve è su web, ma francamente non correrei dai vicini per assistere a un simile spettacolo come ad altri, forse correrei da loro con un machete per interrompere la tortura che si autoinfliggono). Non mi chiedo più questo, come non mi stupisce la storia di Compliance, dimostrazione che tutti gli esperimenti sul comportamento dei civili e beneducati occidentali rispetto al fenomeno della sottomissione all’autorità, dicono il vero. Mi chiedo però, come è possibile che un simile spettacolo non sia stato ancora creato. Mi chiedo anche ogni volta che parlo con qualcuno, che osservo il suo viso, quale sarebbe il suo comportamento. Guarderebbe Concentramento? Si indignerebbe? Userebbe il telecomando del vicino di nascosto, quando il compagno è nel cesso, per votare la liquidazione del più insignificante? Come pensa la Nothomb, continuerebbe a cianciare di diritti umani e di doveri dei politici con un occhio all’agonia dei prescelti? Sceglierebbe di nutrirsi o soccombere?

they live

Sarà perchè da poco sono stata presa a calci per un telefono, sarà che nei giorni successivi mi sono incuriosita sullo “stato della giungla” di questa città relativamente piccola e tranquilla, ma sento sempre di più intorno a me un disprezzo della vita umana, la propria e quella degli altri, che giustifica ogni violenza e che in un secondo giustificherebbe quelle più efferate di cui mi nutro nei film. Sento come un rilascio, un abbandono feroce, un ringhio costante capace di trasformare un individuo apparentemente inoffensivo in una macchina da guerra. Il tossico che sceglie di strappare gli orecchini (di nessun valore) direttamente dai lobi delle anziane che passeggiano per strada mi è sembrato uno specchio piccolo ma emblematico di questo rombo animalesco che sento dovunque. Non è certo il furto a turbarmi, ma l’esercizio di una brutalità fisica che non ha ragione d’essere. Quindi l’orrore, fattene una ragione, divoratrice di film di zombi e apocalissi, viene da una miseria contratta, dove la dignità dei poveri è un lontano ricordo e la fame si trasformerebbe in breve in fame di carne. Che differenza c’è tra spaccare la faccia a qualcuno per rubargli 10 euro o per nutrirsi del suo cadavere?  Se poi è quello che fanno tutti… Non viene da snobismo la mia angoscia di fronte a certe pratiche condivise (fosse anche seminare a rubriche di centinaia di numeri i messaggi di auguri a Natale oppure il tenore di certe conversazioni su Facebook) ma da un sincero terrore. Mi terrorizza tutto ciò che viene assunto come pratica, perchè so che basterebbe uno spostamento lievissimo, nei confronti di tanto stolido vuoto, per rendere pratica comune, tollerabile, accettata o perfino desiderabile, qualcosa di disumano. Credo che questo rumore di fondo, non so come definirlo meglio, stia generando odio (razziale, sociale) profondissimo (verso i migranti, verso gli estranei). Indubbiamente,  è divertente questo spot anti-diffidenza olandese e devo ammettere che mi sono riconosciuta in ambedue gli atteggiamenti – nel cazzone sorridente che cerca di fare una buona azione e nel ciclista terrorizzato da anni di horror rurali che fugge di fronte all’omino di campagna armato di vanga – fatto che peggiora l’ambiguità della situazione…

they live

Al tempo stesso credo che stia generando indifferenza, un’indifferenza che non ha nulla a che fare con il senso di autodifesa di chi è cresciuto a San Paolo del Brasile, per dire. Si tratta di un’indifferenza nuova e più sottile. Questo Natale sono rimasta in città e mi sono barricata a casa per i giorni più drammatici, perchè nei precedenti mi sono guardata intorno come un maiale molto consapevole che ascolta le urla degli altri maiali al mattatoio. La solita frenesia da acquisti, un po’ meno del solito forse, ma ecco: la mendicante con la testa appoggiata a terra (perchè cazzo? fa più scena? è mortalmente stanca? è disperazione vera? è disperazione perchè gli spaccano le ossa se non porta soldi a sera?) con una scatoletta di tonno vuota tra le mani (un oggetto che richiama la fame, i bunker, le fini del mondo e i viveri che sono finiti) possibile che spezzi il cuore solo a me? Non mi preoccupo realmente del suo stato, perchè non sono così generosa, credo. Mi preoccupo dell’assoluta tracotanza con cui “noi”, che saremmo i benestanti (cioè io che non trovo lavoro e tra un mese finirò alla caritas, anzi alla caritas non credo perchè da anticlericale quale sono potrei anche fare degli spropositi) passiamo oltre rispetto a queste scene considerandole un arredo cittadino, anche se siamo vicini noi stessi a un tanto così dal non riuscire a guadagnarci più da mangiare. E peggio ancora i pensieri maligni. Quando cammino li sento, alcuni li creo io stessa: su quella donna con la scatoletta in mano, ad esempio. è la stessa che picchia i suoi bambini se non hanno rubato bene durante il giorno? è la stessa che sfila il portafoglio al vecchio sordo in autobus? e poi, vedo dappertutto facce ringhianti, grugni ruvidi, musi feroci: mi sbaglio di continuo, sono pronta a prendere a calci uno che mi si avvicina per un’informazione e poi mi faccio prendere a calci io stessa da un tizio anonimo che mi sembrava inoffensivo. Questo rumore di fondo, credo di poter dire, che genera confusione e incapacità di collegare le informazioni, come un processore tenuto su a cinghie di cuoio e puntelli e ormai finito.

Ho visto altre cose mentre pensavo a queste faccende. Quasi sempre horror, perchè sono stranamente rasserenanti rispetto a questo rumore di fondo di cui parlo, e mi pare che veramente l’horror sia il genere più adatto a definire un clima sociale di un certo momento storico. Proprio una temperatura,  che poi nei film diventa un virus oppure un evento inspiegabile. Come se quelli che affrontiamo nella realtà fossero più comprensibili! The Divide, di Xavier Gens. Un altro film imperfetto, per certi versi prevedibile, eppure la trasformazione fisica dei protagonisti è sconvolgente. Ci chiediamo per tutto il tempo se il bunker improvvisato dove sono rinchiusi lasci trapelare le radiazioni, o se i denti che sputano nel lavabo, i capelli che si diradano, una follia che si concretizza in una specie di virus di sadismo sessuale e sopraffazione, non siano il sintomo di qualcosa che covava già in alcuni di loro: una natura umana geneticamente violenta. In Sound of My Voice, la scoperta che la donna da un altro pianeta è forse solo un impostore, non lenisce la pietà per chi si è fatto manipolare tanto facilmente da sperare di assistere alla fine del pianeta con le mani intrecciate in un gruppo. Dico pietà ma è anche disgusto: basta guardare il delirio di marketing legato alla supposta fine del mondo di pochi giorni fa per rendersi conto che nessuna oculata informazione scientifica ha dissuaso un branco di deficienti dal celiare sulla fine del mondo facendosi un bel viaggetto con batteria di pentole nelle terre dei misteriosi maya del cazzo, terre depredate da villaggi turistici di merda, s’intende. . In Tres días di F. Javier Gutiérrez l’ironia si spinge a rendere del tutto inutile la lotta forsennata del protagonista, portata avanti per tutto il film. In 4:44 Last Day on Earth l’apocalisse è aver ricompattato i pezzi della propria vita e scoprire che ci si annoia, che l’eroina chiama, che non servirà a nulla essere a conoscenza dei moniti buddisti, che l’amore rappresenta certamente la fede cieca ma non la redenzione e che non sarà risparmiato. [A proposito,  non dimenticherò mai l’imbecille che in sala stampa a Venezia si lamentava di non aver compreso il dialogo del ragazzo del cinese a domicilio al quale Willem Dafoe, in un ultimo patetico e insieme generoso sussulto di senso di colpa benestante pre-fine, lascia usare Skype per un saluto alla famiglia. L’aspetto più interessante è proprio che il dialogo resta incompreso, capiamo tutto dalle facce del ragazzo e dei suoi familiari. E quello voleva la TRADUZIONE! Un altro effetto del rumore di fondo è che le persone vogliono la traduzione, la SPIEGAZIONE, e infine la manipolazione. Preferiscono essere manipolate che sforzarsi di ACCETTARE DI NON CAPIRE. Perchè non si deve capire tutto per forza, chiaro? Fine della parentesi]. E poi l’orrore viene dal potere, certo. In due film più vecchi, Martyrs (dove i carnefici e i Kapò sono gente normale che tira a campare allevando vittime da competizione per i più ricchi) e Eyes Wide Shut, ciò che ci sembra un mistero esoterico si svela pure  nella sua nuda tristezza: l’orrore proviene da potenti facoltosi che dirimono vite per soddisfare i loro capricci.

 

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