Skip to content

Synecdoche, Margaret

01/01/2013

Margaret, di Kenneth Lonergan. Un capolavoro


Margaret
di Kenneth Lonergan: un incredibile capolavoro inaspettato. Presentato con un trailer fuorviante rispetto alla mostruosa macchinazione che questo film mette in scena, pure incuriosita dalla sua lunga gestazione e dalle difficoltà produttive, mi sembrava tutt’altro di quel che è veramente e non lo avrei mai visto se non mi fossi imbattuta in quanto scritto dallo spietato Luca, che dice tutto. Solo queste poche osservazioni di getto, maldestre come sempre mi capita quando un film mi sconvolge: Margaret è una specie di Angels in America dove però ogni battuta, ogni scena, apparentemente innocue, dopo circa un’ora svelano la loro vera natura. Il film, che sembrava semplicemente la vicenda di una teenager, diventa una straordinaria caccia all’ipocrisia che giace in ogni gesto e a una impossibilità di comunicare patologica che si esprime crudelmente proprio nei momenti in cui i personaggi si parlano addosso e fingono di ascoltarsi. La frivolezza dell’esca iniziale, la ricerca di un cappello da cowboy, risulta ancora più devastante se si osservano le conseguenze. Come leggere per la prima volta Dostoevskji e rendersi conto che i problemi della morale vengono fuori dalle piccole, piccolissime cose. Ma non solo. Margaret funziona così: tutto ciò che all’inizio ti sembra inoffensivo, ti si rivolta contro all’improvviso come una sprangata in faccia. Riesce a catturare l’orrore di tutti i protagonisti, nessuno escluso, di fronte alla sensazione che ogni dolore che rivendicano, principalmente quando è più vero e toccante, nasconde una nota fasulla, come nella scena dell’opera finale, che gioca tra emozioni (reali) e messa in scena (il falso dell’amore in Les Contes d’Hoffmann) in modo altrettanto potente che la scena del Club Silencio in Mulholland Drive. No Hay Banda: è tutto registrato, e qui in Margaret è tutto messo in scena. Eppure le nostre lacrime sono vere.
Margaret è quasi la teoria di Synecdoche NY, messa in pratica, concretizzata. Tutto ciò che si può amare di Underworld di Don DeLillo trasposto in immagini. Troppi i livelli di lettura per parlarne qui ed ora. Guardatelo.


Ci si aggiunga una “sinfonia della città” che pensavo di aver trovato in Shame e che fa impallidire la New York di quel film.
3 minuti di perfezione: VIDEO

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: