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La peste, e una cometa

02/02/2013

plague - herzog


Di mattina, una barbona con la faccia cancellata dalle ustioni, credo della guerra, e in cambio ha ottenuto tumori e infiorescenze: lei mi tende la mano, due tre dita (per una semplice moneta) quasi a prendermela (la mano) e io che straparlo sempre di limiti e barriere, istintivamente ritraggo la mia. Lei all’istante ritrae la sua, terrorizzata di aver osato offrirmi la sua repellenza; io all’istante gliela riafferro, terrorizzata di essermi sottratta alla sua repellenza.

Loro vedono un’idiota selvatica che stringe una zampa con sentimento, neanche fosse quella di sua madre ritrovata dopo cinquant’anni di cammino; io che c’ero, lo prometto, vedo una lacrima sua e una lacrima mia che contemporaneamente nascono. STRIKE! Una scintilla! Non vale forse come miracolo? Vale più di molti degli amplessi costumati di questi venditori di spazi pubblicitari, o fattorini del demonio, che ritornano a casa dopo la messa in scena, sapendo già che dovranno scalzarsi la faccia da giorno, buona solo per il pane e la compiacenza, e reindossare controvoglia quella livida, riservata in esclusiva allo specchio del bagno, il testimone imparziale.

Solo per questo ti ho stretto la mano (e in un lazzaretto probabilmente sputeremmo insieme sulla “carità cristiana”).
Solo perchè io non porto il campanello alla caviglia, non vuol dire che la tua lebbra non sia la mia, signora senza più naso nè bocca.

Nel frattempo, penso:


all’aiutocucina tuttofare, che fuma fuori dalla porta di servizio del Ristorante Neoclassico, sotto le palme artificiali che dovrebbero dare al Carlton l’aspetto di un esotico miraggio – dietro di lui venti moderne attrezzature Technogym immobili come predatori, sopra di lui le Junior Suite completamente illuminate;

a quell’ Antonio che scriverebbe anche dormendo: ma gli anni da operaio non sono certo scomparsi per magia, e costringono le mani da “scrittore” a muoversi nel sonno come fosse ancora alla filiera, un bullone dopo l’altro, un boccone disgustoso dopo l’altro;

a mio fratello adottivo e unico, che veglia sulla rambla sveglio da molte ore,
di fianco al letto dove dorme la sua tigre stanca, spettinata e bella,
il culo altare delle sue sole religioni credibili.

plague - herzog 2

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