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quando dirò “febbre”, si sveglierà senza ricordare nulla

27/03/2013

raising

però, non è male la febbre, questo straniero che sorride guasto, dopo qualche ora è già un fratello.
lui ci sguazza nelle vene, peccato sono mie. io gli offro da bere, lui rilancia.
una notte, e presto ha dadi, mantello e barba di tre giorni e il samovar da libri russi.
mette su l’acqua, ma quando la offre è già gelata.
si muove a casa mia come fosse la sua strada.

del mio letto tutto nero ride forte, livido e stonato, la risata di un gazza: dovrebbe essere bianco, piuttosto, per fingere la tisi, una tosse elegante per ricamo. dietro a ogni decimo colori insospettabili, sì, se è una domanda, anche color merda. mi guarda, severo zingaro, che ha fatto partorire vitelli e madri. per un’influenza vorresti un altro mondo da guardare? un po’ facile, bella mia…

Ma fa effetto, e l’effetto è questo:
ogni parola scivola dentro quella dopo! con un tuono dentro, un fulmine nell’uovo, un uovo dentro al cerchio, e poi l’altra parola.
Le poesie sembrano moniti; il vicino che tossisce un largo indizio.
L
a pressione del sangue nelle zampe, un carnevale.
Il corriere SDA, un messo che recita un copione, la divisa una scacchiera sulla quale fare mosse.
Mi dà il pacco e io lo studio: non è che ha l’amuleto nascosto nella giacca impermeabile, devo dire la parola d’ordine? Macchè. Mi studia pure lui con un sogghigno: non sono la fenice, amica mia. Mi toccano chilometri e a te pure.
La barbona con le scarpe da ginnastica misura 34 è un uccello dell’autunno,  scompigliato, un po’ oracolo, un po’ caronte: il bastone non è forse uguale a un remo? Almeno sembra…
La farmacia stella cometa, il farmacista un boia, cuoio al posto degli occhiali, ti ho scoperto.
le dita al posto della bussola, sovrane.

“festeggiamo il compleanno di gesù” grida al citofono una strega.
“gli porga i miei auguri vivissimi” le dico sconcertata.
(non è il suo compleanno, è proprio il mio!).
(foste almeno quelle mistiche che la sapevano lunga! leccavano le piaghe di cristo come cani. oggi non si sporcano le mani, ma se sognano, sognano uguale…)

E poi a guardare questo quadro, non sembra un vampiro con la barba finta? cianotico, le palpebre abbassate che fingono umiltà. e non a caso lei è perplessa: “riportarmi in vita, sei sicuro?” . Insomma tenetevi la redenzione. Non ci piace essere redenti, nè piacere ai tanti, santi oppure no. Preferiamo le visioni… la febbre rende pazzi? va da sè che è allenamento.

allenare lo sguardo a posarsi là dove non si poserebbe.
allenarsi a riconoscere perchè si è posato là e non altrove.
allenarsi ad allenarsi.

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