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il dolce Aldilà gravita sul tetto

24/05/2013

supercell

“Fece una pausa e sorseggiò il drink. Indossava un pigiama a strisce, un accappatoio marrone e le pantofole, e fumava una Parliament dietro l’altra. La moglie (la quarta, mia madre, la prima, aveva divorziato da lui quando io avevo tredici anni, a causa dell’alcolismo e di quel che comportava) era uscita per andare al mercato non appena ero arrivato io, come se avesse paura di lasciarlo solo in casa. – È morto qualche anno dopo, – disse mio padre. – Sprofondato in un banco di neve. E c’è restato secco. Morto congelato, povero cristo.
  Ho ascoltato quella storia e l’ho ricordata per tutti questi anni perchè pensavo che riguardasse me, il mio nome, Russell. Certo mio padre me l’aveva raccontata perchè aveva osato sperare che avrebbe potuto spingere suo figlio maggiore a volergli bene. La sua storia era una preghiera, come tutte quelle buone, ma non aveva avuto risposta. Colui al quale era rivolta – non io, ma un angelo sul tetto – non stava ascoltando. In questo momento, mentre scrivo, per quella storia gli voglio bene, ma è troppo tardi perchè possa rendere felici lui o me”.

 

Russell Banks, dalla meravigliosa prefazione de L’angelo sul tetto.

l'angelo sul tetto - russell banks

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