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Aleksei Balabanov: del mostro nell’uomo. Dell’uomo nel mostro

27/05/2013

CARGO 200  [Aleksei Balabanov: del mostro nell'uomo. Dell'uomo nel mostro]

Interessato al lato oscuro nel comportamento dell’essere umano, insomma all’abisso: come del resto i più grandi narratori russi, Aleksei Balabanov, noto come il cantore dell’era post-sovietica e delle sue ferite, ha fatto un cinema che può intendersi collocato in modo più universale al margine estremo dell’umanità e delle sue contraddizioni: un nucleo necrotico di tenebra e violenza che sfocia talvolta in nerissimo umorismo

Nei suoi film la letteratura è un punto di partenza importante, e se l’esistenza è cosa insensata, gli esseri umani la cavalcano ai suoi limiti più estremi: Samuel Beckett (Schastlivye dniGiorni felici, del 1991) Franz Kafka (ZamokIl castello, del 1994) e Mikhail Bulgakov: il suggestivo MorfiyMorfina, del 2008, ispirato a Appunti di un giovane medico e scritto da Sergej Bodrov jr., figlio del regista omonimo, attore nei due Brat di Balabanov nel ruolo di Danila Bagrov, in Voyna (War) del 2002, e scomparso all’età di 31 anni in una valanga di neve, mentre si apprestava a girare un film da regista.

Ma anche Wiliam Faulkner, che in un’intervista Balabanov citava come suo scrittore preferito. Più giù, più a fondo nel cuore dell’uomo: e nella sua mortalità).

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MORFINA [Aleksei Balabanov: del mostro nell'uomo. Dell'uomo nel mostro]

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