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MARNERO – L’UBRIACO E IL CIECO

08/12/2016

montaggio: Sav.Fantamuerte.11

From New Album LA MALORA – Out 1.1.2016
on Sangue Dischi, To Lose La Track, Shove, Fallo, Escape from Today.

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Il libro LA MALORA di J.D. Raudo
è edito da BéBert Edizioni
“L’unica finestra della Taverna dello Scarto aveva i vetri rotti. Sembrava un luogo abbandonato da settimane, se non mesi. La porta di legno era alta, massiccia e pesante. Mi fermai sulla soglia. Il luogo era oscuro, e mi pareva deserto. Non c’era nessuno. Aveva tutta l’apparenza di una spettrale nave di legno. Alzai lo sguardo e vidi che, in alto, tra le pietre e le travi di legno del soffitto, pendevano delle corde. Ne contai esattamente 8, tre delle quali avevano dei nodi e un cappio perfettamente assicurato alla maniera di un boia professionista. Guardai in basso e mi resi conto che, sotto al tavolo, un uomo giaceva in una pozzanghera di sangue. Forse si era impiccato ma la corda aveva ceduto, o era scivolato, e cadendo si era fracassato il cranio. Mi avvicinai di scatto, ma mi accorsi subito che l’uomo respirava. A quanto pare era solo un Ubriaco.”

L’UBRIACO
“Cos’è successo ieri? Un naufragio, un disastro?
Non ricordo… Un corpo morto e un Porto,
un racconto scritto sul Diario di Bordo.”
Una pozza di sangue o vino rosso?
“Uno Specchio che ha stravolto
il riflesso distorto del mio volto.
La corda stretta al collo,
ma io non me ne sono neanche accorto.”
Una visione, un sogno sepolto, o un racconto?
Chi è sconfitto? (Sopravvissuto)
Chi ha smarrito? (a che è servito?)
Chi ha scordato? (la valigia è vuota)
Chi ha giocato questa partita?
Meglio morire che perdere la vita.

IL CIECO
“Cosa ti porta in questa Taverna?
Sei mezzo morto o sei mezzo vivo?”
Il Cieco disse “Non vedo un motivo”
Gli occhi cuciti scrutavano il Vecchio.
Il Cieco disse “Non è un approdo”
Fissava nei frammenti rotti di quel grande Specchio.
“Salpai da cieco di mare su quella galera infame.
Da mendicante, senza aspettarti niente,
vai alla cieca e puoi rinnegare chi sei
e tu che bevi per non scordare, versami ancora del vino
che io preferirei di no, non dimenticare,
e quindi ho scelto di mendicare.
Su quella nave cantavo il mare e i guai,
tenevo il ritmo e narravo le gesta,
storie che spronano allo sforzo i marinai
per tener duro e scamparla dentro la tempesta.
Mi cacciò il capitano, non la gradiva l’imprevedibilità
E adesso, non previsto, sono qua a terra
e ho aperto gli occhi ai miei fallimenti.
Non ho scordato quello che ho perso,
ma guardo in modo diverso e vedo Altrimenti.
Ma ora son Cieco di terra e so che
solo in mare ci vedo qualcosa di più.
Vedo qualcosa di più e questa ferita,
questo tatuaggio, e questo dito mutilato,
non li ho mai visti ma porto il dolore che è stato.
Guardo dietro le mie spalle e mi vedo chiudere porte.
Guardo davanti ai miei occhi
e vi vedo ammanettati alla morte.
I cani randagi, gli echi dei passi, e questo dito ammutinato,
non li vedo più ma porto sul corpo il dolore che è stato.
Guardo davanti ai miei occhi,
rinuncio al bastone e al mio nome e mi vedo guardare.
Guardo davanti ai miei occhi e mi vedo guardare.

_______

Un Ubriaco si è appena svegliato in una pozzanghera. Dormiva sotto il tavolo e non sa dire se le avventure che ricorda siano memoria, visione, sogno o racconto. Rilegge un Diario di Bordo, beve per ricordare ciò che ha perso, e si dispera.
Un Cieco racconta della sua scelta di mendicare dopo una vita passata a cantare su una nave, accompagnando le manovre dell’equipaggio. Racconta del suo dito mutilato, del suo vedere altrimenti, della differenza fra un Cieco di Terra e un Cieco di Mare.

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