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atterrare atterrare

16/11/2019

una piccola storia di ieri notte dedicata a #xm24nellospazio, una delle tante storie che lo attraversano.

XM24 è NELLO SPAZIO, QUI LE ISTRUZIONI PER RAGGIUNGERLO

– ma dov’è, xm24?
– eh, anche noi ci stiamo andando.
– aspetta, la pianta diceva a destra da qui, fammi vedere.
– no, io sono andato prima fino a metà e non l’ho visto!

Un secondo prima eravamo dei tizi che arrivavano da direzioni diverse ciabattando, guidati da cane, bici o ombrello, e parlando del più e del meno, l’attimo dopo tutti in tipica formazione film horror – quello che consiglia, quello che prende l’iniziativa, quello che cerca di convincere gli altri eccetera – tutti alla ricerca di questo magico posto, però determinati a raggiungerlo.

Sicuro siamo emozionati di indovinarlo, di lato: il rifugio nella notte, la chimera, eccetera.

– scorgo delle lucine!(ok, non ha detto scorgo, ma mi piace pensare di si)

– un gentiluomo infangato che trasporta pesanti cose! di certo viene di là. chiediamo a lui.

– lui saprà.

– si, è laggiù, ci siete arrivati. è solo una questione di scelta tra fare il giro e prendere la strada, o tagliare nel fango.

Uno di noi si mosse veloce verso la direzione indicata dal propizio sirenetto-primate.

Lo seguirono tutti come un sol uomo.

Improvvisamente siamo pollicino, siamo usciti dal lavoro, e siamo robert frost nella versione del colle der fomento (quante cose si potrebbe dire a tal proposito) e saremmo di nuovo anche quelli dei film dell’orrore che si inoltrano nel bosco; solo che ora siamo nella fase fenice, ci sembra che ci spetti ora la parte in cui tutto sembra giusto com’è, con le sue imperfezioni, così lontano da un disegno che serve solo a mettere un passo dietro l’altro (non diceva forse *a questo serve, a camminare*?)

So che suona tutto molto romanzato (amico che ci hai dato le informazioni so che smentirai questa versione MA NOI CI SENTIVAMO FOTTUTAMENTE COSI’, e dunque era!). So anche che se passa ancora un attimo, siamo personaggi da fiaba – e tutti sanno che le fiabe sono feroci. (- HUM QUESTE SONO SABBIE MOBILI. Non succederà quella cosa di Artax nelle paludi della trist…? No, aspetta, esageravo.)

Eppure tra qualche giorno giurerò che davanti a noi una pastorella con una fottuta lanterna che ci guidava nel cammino fischiettando, oppure un coniglio parlante, o altre cose piacevoli in cui imbattersi, nel cammino verso XM. Perchè la cosa bella era questa: non era “il nuovo posto di XM”, per dire; era: “XM24”.

Ora, una persona con competenze sociali elementari si starebbe già godendo già la serata, ma io sono ancora travolta dalla strana energia che emana da tutta questa gente che si muove qui, forse anche in altri giorni, ma stasera di più, e devo metabolizzare.

Astronave? miniera liberata e aperta, dove mai più circoleranno schiavi? cattedrale laica? mentre tutte  queste maestose immagini, anzi che dico maestose, EPICHE, attraversavano la mia immaginazione notoriamente traviata dal fido kammamuri e compagnia, mi godo la sensazione (questa si davvero sacra) di essere di nuovo “aperti” in uno spazio, non chiusi in una simulazione senza spazi, che per giunta pretende che noi fingiamo di averle creduto, che ci consente la libertà.

Trovo miracoloso che riusciamo noi, adesso, qui, – ciascuno con le sue tristezze, perchè oh ci sono, non è che scompaiono, personali e collettive – a fare a meno di diversivi, intrattenimento forzato, senza neppure la bella musica, senza bisogno di sottofondo, senza quasi bisogno neppure dei muri come era nel parchetto in agosto, ma ora con i muri per gli affreschi, meglio ancora, e poi ci si deve scaldare, come se fosse appunto una tenda, ma sospesa nello spazio.

Neanche ho bevuto niente.

Non scherzavano allora stamattina dicendo stiamo atterrando stiamo atterrando! ed eccoci qua a raggiungerli, a colonizzare con le vite complesse, a volte meno nobili di come vorremmo, ma vite e altrettante storie complesse – questo fantasma abbandonato, questo posto incredibile che non sospetti quando ci passi vicino anche se lo sai, chissà quanti posti così ci sono in città, si, sono elencati nella mappa di Zic, ma pensa se potessimo entrare in tutti, toccare con mano quanto diventano reali quando non sono attraversati da compravendite e strette di mano di stramaledetti politicanti/bottegai cagarendering – si, proprio quelli con gli scintillanti negozi, gli edifici con vetri antitutto, compresa irruzione degli zombi, e quei parchi, oh quei parchi che non saranno mai verdi, dove i Manager ad alto rischio cardiovascolare si stringono vigorosamente la mano nella corsetta mattutina, mentre le Mogli abbigliate all’ultima moda californiana corrono col passeggino, e i Bambini giocano mesti con le borse dello shopping. Alcuni Anziani dai capelli candidi (contati di numero, che poi la gente pensa alla malattia e alla morte) sostano beati sulle panchine armoniosamente disposte, conversando con gli operosi Giovani Imprenditori e gli eccentrici Giovani Artisti, tutti costoro rappresentati inespressivi – ti ricordi quella pagina bella in cui palahniuk descrive le istruzioni negli aerei e dice che i visi dei passeggeri durante la catastrofe sono inspiegabilmente calmi come sacre vacche indù, poi l’hanno messa anche nel film – nel rendering, sono rappresentati con nessuna altra preoccupazione che abitare bidimensionalmente il rendering stesso, in un eterno incubo.

Ma qui invece si riesce a stare bene in tanti.

Si materializza quel concetto che non riusciamo mai a esprimere fino in fondo, nemmeno con il sapere, nè con le ottime parole: anche se lo ripetiamo spesso. Non è il posto, sono le persone, le persone nello spazio. Ebbene sta succedendo di nuovo, con la sola pratica. Metti a queste persone un vuoto intorno e il loro semplice riunirsi creerà un pieno. Con i suoi difetti, sì, come ogni cosa: ma un pieno pieno. Infatti, è la cattedrale laica, coi soffitti alti alti che ti viene sempre da alzare lo sguardo, ma pure uno spazio denso, dove i corpi producono quasi combustione spontanea. Domani io vorrei portare dell’acqua che è la cosa che serve di più. Con un carrellino magari. Poi a volte si diventa improvvisamente un po’ tristi, ma va bene. Le persone in cerchio – è vero, come sempre in assemblea – però stavolta somiglia di più a un cerchio stretto intorno al fuoco, cose che sono con certezza e immediatamente terapeutiche, quando un’esperienza ti sta mettendo particolarmente in difficoltà. Insomma poi qualcuno dovrà pure reiniziare da qualche parte a portarlo sto fuoco, come ne La strada, e allora portiamolo.

Anche (tutto) questo – e altro ancora – è XM24, per una persona che non ci è nata nè cresciuta, eppure si è sentita a casa.

Ora mi serve un finale, e non mi viene. Metto una frase bella di un grande uomo? Anche se mi piacerebbe mettere in questo punto tre righe di una canzone country particolarmente beffarda nel contesto del capitolo che stai per leggere, come faceva sempre stephen king BENISSIMO a inizio capitoli. Allora vada per la frase di un grande uomo.

El mundo nada puede contra un hombre que canta en la miseria. Hay una manera de contribuir a la protección de la humanidad, y es no resignarse“. (ernesto sabato)

incubo Navile
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